

Con autoefficacia si definisce la convinzione che le proprie capacità possano esercitare un’influenza sugli eventi.
L’autoefficacia è specifica di un ambito (es. matematica, italiano, scuola, calcio, tennis…), ma con il tempo può influenzare l’autostima, cioè il giudizio e il valore che diamo a noi stessi. Ad esempio, un bambino può passare dal credere “non sono bravo in matematica” al pensare “non sono bravo a scuola” fino a “non so fare nulla”, con conseguenze negative sul suo benessere psicologico.
Un’alta autoefficacia innesca dei processi positivi in diversi ambiti:
Questo porta a un circolo virtuoso in cui si scelgono obiettivi un poco al di sopra delle proprie abilità e ci si impegna per raggiungerli, provando soddisfazione e orgoglio per i risultati ottenuti. Infatti si tende a fare ciò che viene bene, e più si fa pratica, più si migliora (es. sono bravo a leggere; leggo spesso anche nel tempo libero scegliendo libri adatti che riesco a portare a termine; mi piace e divento più bravo).
Al contrario una bassa autoefficacia innesca dinamiche negative, a partire dalla scelta inadeguata degli obiettivi, troppo facili o troppo elevati.
Se gli obiettivi sono troppo bassi rispetto alle proprie capacità non si migliora mai e ci si annoia, se sono irraggiungibili ci si dispera, si prova ansia e si abbandona la prova. Per evitare queste emozioni negative si smette di allenarsi e di tentare, non riuscendo così a migliorare (es. ho delle difficoltà in matematica; scelgo di svolgere solo gli esercizi che so già fare ma non imparo nulla e mi annoio; a volte provo a risolvere esercizi troppo difficili ma non ci riesco e mi dispero; smetto di studiare perché tanto è inutile, non ci riuscirò mai, nemmeno se mi impegno).
Cosa fare per aumentate l’autoefficacia?